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Friday, January 18, 2008 Pubblicità in bilicoTenendo conto della complessa strategia del marketing delle 4P, Il problema principale della promozione classica non è la sua eventuale inutilità rispetto alle nuove strategie non convenzionali, ma piuttosto gli aspetti negativi della sua forma di trasmissione, che funziona soltanto in base al maggior numero di ripetizioni attraverso i mass media più seguiti. La necessità di raggiungere subito grandi numeri di persone, interrompendole durante il loro intrattenimento, ha portato all’aumento esponenziale dei costi per accedere ai mezzi di comunicazione di massa, soprattutto nel caso della TV generalista. In altre parole, le spese richieste dai Media per trasmettere la pubblicità tradizionale, sono calcolate in base al numero di consumatori che seguono quel mezzo. Per introdurre un messaggio promozionale in un giornale famoso o un canale televisivo di successo, è necessario pagare più soldi rispetto all’inserimento in media meno popolari. Una propaganda convenzionale può anche costare poco nella sua realizzazione materiale (basta una buona idea per costruire uno spot dignitoso) e nella maggior parte dei casi, la scelta di comunicare il prodotto alla vecchia maniera è comunque meglio del non avere alcun tipo di promozione. ![]() La questione negativa è invece il prezzo necessario per trasmettere un messaggio commerciale sui mezzi broadcasting, una spesa che sembra ormai poco equilibrata rispetto all’efficacia che l’advertising tradizionale può ancora permettersi. Tutto questo senza contare il contributo economico alle agenzie pubblicitarie, le quali, se davvero serie ed aggiornate con il mercato post-moderno, dovrebbero chiedere prezzi minori per la realizzazione di campagne promozionali ormai superate. ![]() I programmi più seguiti del palinsesto sono chiaramente quelli con il più alto valore pubblicitario. Una Promozione Convenzionale che vuole ottenere una certa visibilità ha bisogno di spese molto alte, nella speranza di raggiungere nella grande massa indefinita del pubblico, quella piccola parte di consumatori che potrebbe essere interessata all’offerta. Ovviamente il costo di trasmissione non tiene conto dell’effettiva attenzione degli spettatori, che potrebbero anche essere distratti, infastiditi o cambiare canale durante il passaggio della pubblicità. In altre parole, come fa notare abilmente Seth Godin (Link), le aziende non acquistano il 100% dell’attenzione quando pagano per diffondere uno spot in televisione, in radio o sui giornali. In effetti, la pubblicità broadcasting non ottiene neppure l’attenzione dell’1% del totale dei consumatori raggiunti dal rispettivo mass media, ma la cifra più verosimile si aggira attorno ad 1 su 10.000. Nella pubblicità convenzionale, si pagano quindi migliaia di euro per raggiungere soltanto lo 0,01% del pubblico disponibile in quel canale comunicativo: una situazione non certo equilibrata economicamente. Questo perché i consumatori ascoltano un consiglio promozionale soltanto quando sono interessati a quel tipo di prodotto, ma nel momento in cui questo bisogno non è attivo, gli spot classici rimangono soltanto delle inutili interruzioni all’intrattenimento principale. Vale dunque la pena di spendere oltre 100 mila euro per inserire un messaggio commerciale nelle interruzioni del TG 5 oppure 40 mila euro per le Iene Show? Quanti di questi pochi consumatori raggiunti a fatica si trasformeranno in un guadagno effettivo per il brand? A tal proposito, Sergio Zyman, capo del reparto marketing che ha curato la rinascita del marchio Coca-Cola, ha rivelato che due dei più celebri spot televisivi di tutti i tempi, conosciuti come “I’d Like To Teach the World to Sing” e “Mean Joe Greene”, non sono serviti a vendere più bottiglie della bevanda. Erano riusciti ad attirare l’attenzione degli spettatori, sono costate molto, ma non hanno generato alcun aumento dei profitti (cit. S.Godin – La pubblicità convenzionale, trasmessa con i mass media, raggiunge in teoria un alto numero di persone, ma in realtà questi destinatari non sono filtrati qualitativamente: la propaganda commerciale è sparata a caso nel mucchio, senza tenere conto di quante persone siano veramente interessate. La promozione non convenzionale è invece diffusa principalmente attraverso il passaparola, i messaggi virali sono divulgati per interessi comuni ed è più semplice raggiungere i gruppi di consumatori compatibili con l’offerta dell’azienda. Gli utenti passano il messaggio promozionale direttamente agli amici che hanno una certa pertinenza con quella informazione, poiché, conoscendoli personalmente, sanno quali siano i loro bisogni e valori attuali. I mezzi di comunicazione broadcasting non possono (almeno per ora) conoscere i gusti specifici di ogni singolo spettatore che assiste ai loro programmi. La parte migliore delle strategie alternative, è che la diffusione virale non ha alcun costo aggiuntivo, oltre alla realizzazione della campagna. Fino a quando le spese di realizzazione e trasmissione non si abbasseranno, la promozione convenzionale rimarrà una scelta poco sensata, senza un’efficacia davvero equilibrata ai suoi alti costi complessivi. Soltanto le aziende più ricche possono continuare a sprecare denaro per ripetere all’infinito i rispettivi messaggi commerciali, cercando di attirare l’attenzione di un pubblico disperso ed ormai assuefatto. La mancanza di sistemi adeguati per misurare l’influenza effettiva della pubblicità classica, ha permesso a questa strategia di marketing di continuare a sopravvivere ben oltre la sua capacità di produrre risultati convenienti economicamente. Tenendo in considerazione la facilità con cui è possibile determinare le reazioni dei visitatori sul Web, è interessante notare come il costo d’inserimento dei banner pubblicitari sia precipitato nel giro di pochissimo tempo. La soluzione adottata per i banner fin dalla metà anni ’90 è sempre stata molto simile agli annunci pubblicitari tradizionali, con immagini e scritte accattivanti, sistemate a ridosso dei reali contenuti, nella speranza di attirare l’attenzione dei consumatori. Oggi i banner hanno dei prezzi davvero ridicoli, perché la loro (mancata) efficacia è facilmente misurabile ed è stato dimostrato che gli utenti ignorano questa forma di promozione passiva, a cui sono ormai abituati da anni (Link). Nessuno “clicca” più un banner pubblicitario. Nel caso in cui la pubblicità convenzionale (sui giornali, nei cartelloni, in televisione o in radio), fosse in grado di calcolare le reazioni dei consumatori come su Internet, quanti “click” potrebbe ottenere? Labels: above the line, advertising is dead, banale, below the line, low cost, marketing non convenzionale, mass media, pubblicità costosa, televisione |
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