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Saturday, June 21, 2008 Il tempo per la felicitàLa felicità è un tema astratto, non semplice da analizzare ed esporre, tanto per la sua immaterialità che per il suo valore relativo e soggettivo. Ma seguendo le mie linee di semplificazione estrema, posso ipotizzare una suddivisione netta fra 2 tipi di felicità: una Felicità Profonda ed una Felicità Superficiale. Sono in molti a lodare la fortuna delle persone stolte e poco sensibili, che non ponendosi molte domande esistenziali e senza avere una grande capacità filosofica, riescono a raggiungere il massimo piacere con poche e banali cose: una scopata, una macchina figa, la borsa firmata da 1.200 euro, la fama sociale, l’abbronzatura tutto l’anno con le lampade solari, il nuovo cellulare, alcolizzarsi, drogarsi, non pensare. Questa è la Felicità Superficiale: meravigliosamente semplice e poco problematica. Che problemi introspettivi potrebbe mai avere una pecora che può accoppiarsi a piacimento, mangiare (possibilmente qualcosa di veloce da cuocere al microonde) e dormire senza accorgersi del mondo che va in rovina o dell’arte che non potrà mai apprezzare? La stupidità rende felici, di quella felicità incompleta e naif per cui mancando la capacità di comprendere una determinata serie di valori, non è possibile essere infelici per la loro mancanza. Se non conosci la bellezza di un paesaggio, non potrai certo essere malinconico alla sua assenza. Se non sei in grado di amare realmente, non sentirai la mancanza di una persona davvero speciale al tuo fianco. Se ammiri le persone in base all’alto costo complessivo dei loro vestiti, non sarà un problema se non trovi amici con cui condividere il tuo io più profondo. Fino a quando potrai spendere il tuo stipendio o la paghetta dei tuoi genitori per acquistare oggetti con cui sentirti soddisfatto socialmente e magari trovare un compagno/a di scopate, la tua vita sarà il massimo. Allo stesso tempo questo non significa che le piccole cose materiali non possano essere positive in qualche modo: l’acquisto di un nuovo libro, il piacere sensuale o la degustazione di un buon dolce, sono fra quelle soddisfazioni personali per cui vale la pena vivere. La differenza sta nel modo in cui ci si avvicina al contesto. Da una parte si agisce per una imposizione esterna, si compie un gesto per non sentirsi esclusi dal proprio gruppo sociale o per un’abitudine osservata nel resto della popolazione. Non esiste libertà di scelta quando si compie un’azione senza una vera introspezione personale e di conseguenza l’eventuale “soddisfazione” che se ne ottiene è soltanto un’illusione, data dalla relativa approvazione che si riceve dagli altri. La “felicità” provata da una serata alcolica è un’emozione interiore o è piuttosto un modo per seguire passivamente le abitudini collettive e quindi sentirsi bene attraverso il conformismo? La “felicità” che si prova nell’indossare abiti costosi è da ricercare nella nostra introspezione sensibile o è piuttosto un piacere che si ottiene attraverso lo sguardo di chi ci sta attorno? In un’epoca di estrema “libertà” sessuale, è possibile essere serenamente felici nel rapporto carnale, o il sesso è ormai diventato un “dovere” sociale, condizionato ossessivamente dai rispettivi modelli comportamentali? Spesso la Felicità Superficiale è qualcosa di molto semplice da ottenere: è sufficiente seguire passivamente le diverse influenze di massa ed avere a disposizione un po’ di denaro da spendere. Attraverso i compiacimenti superficiali, il grande popolo contemporaneo è mediamente felice e quindi facilmente controllabile dalle varie istituzioni del mondo nuovo. E così via: tutte cose già dette e ridette da personaggi più competenti del sottoscritto. Dall’altra parte abbiamo invece una Felicità Profonda, un tipo di piacere che scaturisce dall’introspezione personale e che si ottiene attraverso la soddisfazione delle più intime passioni. Questa felicità necessita ovviamente di una buona dose di sensibilità e riflessione (prima o poi dovrò scriverlo quel post su questi 2 principi umani), con cui è possibile avvicinarsi a degli interessi artistici ed emotivi che siano realmente individuali. Soltanto con un intenso coinvolgimento verso determinati contesti e persone, è possibile ottenere una soddisfazione profonda, che scaturisce direttamente dal nostro io interiore. La Felicità Profonda passa attraverso l’ascolto di una canzone, l’interazione video ludica, la lettura di idee, l’azione ricreativa, la visione cinematografica, la creazione artistica, il rapporto di condivisione con la persona amata e gli amici. La felicità in questo caso non si ottiene dall’approvazione esterna, ma grazie alla soddisfazione di profondi interessi interiori. Non è sufficiente ascoltare una banale canzone con le orecchie di chi non ha sensibilità musicale per ottenere la Felicità Profonda, ma è necessaria la scoperta del suono creativo attraverso l’udito del vero cultore armonico. La Felicità Profonda non è semplicemente il fare qualcosa che piace generalmente, ma è l’assorbire una situazione attraverso il proprio peculiare amore interiore. Il discorso è senz’altro complesso e si basa più su condizioni mentali che fisiche. Ovviamente anche la persona più inetta prova un piacere prettamente individuale nel coito, ma questo è scaturito per lo più da un processo “meccanico” al di fuori della sua attività intellettuale. Al contrario, un rapporto amoroso profondo aggiunge un piacere mentale a quello fisico: le emozioni sono estese poiché l’unione avviene contemporaneamente su 2 campi. La condivisione dell’eros è inoltre una parte integrante del rapporto profondo ed il piacere individuale si unisce alla gioia per il piacere del partner. ![]() Sono poche le persone che possono potenzialmente raggiungere la Felicità Profonda, ma anche con i giusti requisiti (sensibilità e riflessione) non è sempre così facile. Bisogna infatti tenere conto di un importante fattore determinante: il tempo. È possibile essere profondamente felici se non si ha tempo da dedicare alle proprie passioni interiori? Tralasciando il periodo scolastico (relativamente “libero” da impegni), una volta “adulti” e con almeno 8 ore di lavoro giornaliero, la questione si fa sempre più difficile. Aggiungendo il tempo “perso” per gli spostamenti da casa all’ufficio (che in alcuni casi possono essere comunque sfruttati mentalmente con una console portatile, un libro o un lettore cd), sono poche le ore rimanenti da dedicare alla propria felicità. Quando si ha un po’ di fortuna è possibile trovare un lavoro che “piace” ma questo difficilmente potrà essere compatibile al 100% con i nostri interessi e decisioni personali. L’unica soluzione è quella di organizzare al meglio le limitare ore libere, per riuscire a soddisfare i propri bisogni mentali. Per raggiungere la soddisfazione individuale dobbiamo seguire un’ideale schema temporale, in cui equilibrare ogni attività che ci rende davvero felici: i momenti con la persona amata, gli amici, la musica, i videogames, il cinema, la letteratura, la conoscenza e l’arte. Ogni persona sensibile e riflessiva ha il difetto di una sovrabbondanza di interessi, con il rischio di esaurimento nel tentativo di equilibrare troppi pesi su di una bilancia con dei limiti ben precisi (non solo quotidiani ma rispetto alla vita stessa). Come sento spesso dire da una persona molto saggia, è necessario imporsi delle priorità, per individuare le attività che per noi sono più importanti e dedicarsi a svolgerle nel migliore dei modi. Non è facile lasciarsi indietro qualcosa a cui si tiene, ma d’altronde non esistono alternative, se non quella di un utopico tempo illimitato. Tuttavia con il mondo di oggi non è forse molto consigliabile sopravvivere per i prossimi 100 / 200 anni e vedere quanto possa ancora peggiorare, ma questo è un altro discorso. La Felicità Profonda è strettamente legata al tempo che dedichiamo alle nostre passioni introspettive e non possiamo fare altro che stilarne una “classifica” per seguire quelle che più ci stanno a cuore. Una Top 5 della felicità. Informazione di servizio: il discorso si riflette anche sui contenuti di questo blog. Avevo intenzione di seguire le eventuali evoluzioni del “Marketing Attivo”, ma avendo iniziato a lavorare (OMG!), la questione si fa oggi molto più problematica. Questo Blog non rientra al momento nella mia Happiness Top 5 e di conseguenza il mio tempo “libero” è dedicato principalmente ad altro. La questione del post-marketing è decisamente troppo complessa per poter essere seguita a random, se va bene 1 volta al mese. Per questo motivo i capitoli finali della mia tesi, che prevedevo di inserire su queste pagine come prefazione ad un blog dedicato all’argomento, saranno invece aggiunti al sito Nuovo Marketing, per “completarne” l’opera. Su queste pagine prometto solo tanti giorni vuoti e qualche occasionale sfogo mentale nonsense, ma niente di utile probabilmente. Non sono certo Seth Godin. Labels: dispersioni mentali, Erich Fromm, Essere o Avere?, felicità, nonsense, società, The Art Of Love
Comments:
e se ci fosse una terza possibilità (la terza possibilità, eccola, insistente, nonostante il recente interesse per il tai chi chuan e il suo yin e yang)...
la terza possibilità della Felicità Semplice. se non fosse via di mezzo o soluzione di comodo, né condensato industriale? se ci fosse Felicità senza introspezione. se ci fosse Sensibilità senza nome (: questa è sensibilità). se ci fosse bellezza senza specchi. se ci fosse uguale godimento di paesaggio e coito. se ci fosse lavoro professionale minore delle 8 ore di marxiana memoria. se ci fosse un lavoro di mani che fosse meditazione. (se il congiuntivo del verbo essere avesse ancora un significato :P) se fossero i sogni a fare ordine. se fosse stupore al posto di contemplazione filosofica. ...la Felicità. (poi vabbè sì, la top five ci stà dentro in questo pazzo mondo di pazzi, ma essere meno pazzi è la namberuan) ciao :)
Una terza possibilità è senz'altro possibile, come una quarta ed una quinta, ma semplificare è bello e rende tutto un po' più semplice da raccontare, per quanto purtroppo vengano lasciate in disparte una serie infinita di altre possibilità. La vita è varia e anche troppo, difficile poter riuscire a tener conto di tutte le sue infinite possibilità :)
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Credo cmq che il concetto di base non cambi poi molto e possa in qualche modo rimanere su 2 livelli: non importa molto la consapevolezza filosofica o la profonda introspezione, ma piuttosto il fine dell'atto che porta alla felicità. Se l'azione rende "felici" soltanto per un riflesso di coloro che ci stanno attorno (faccio questo e mi sento bene perchè gli amici mi dicono che è una figata fare quell'azione) credo sia una cosa differente piuttosto che un'azione svolta per puro interesse personale (faccio questo perchè mi fa sentire bene nel profondo, nella mia sensibilità umana più vera e pura). La felicità semplice può esserci: nel senso di semplice azione senza alcuna complessa serie di obbiettivi (compro e consumo per essere agli occhi degli altri) o di introspezioni (assorbo e rifletto per comprendere e rapportarmi). Semplice come vivendo in una stupenda ingenuità, da cui trarre un sorriso naturale. A quel punto, un'azione spontanea rientrebbe nel campo del "lo faccio per la mia umanità", perchè mi fa sentire bene senza alcun motivo superficiale o profondo, ma semplicemente per un compiacimento dell'inconscio. Può esserci felicità senza introspezione, perchè anche gli interessi più personali potrebbero essere spinti da pura emotività. Probabilmente è la terminologia ad essere sbagliata: non è giusto parlare di felicità "superficiale" e felicità "profonda", ma forse sarebbe meglio indicare una felicità "acquisita" da una felicità "personale". Il concetto non è quindi una valutazione di introspezione o sensibilità, ma piuttosto di motivazioni personali o sociali. Ma anche qui, si potrebbe continuare all'infinito. Insomma, la suddivisione a 2 possibilità è soltanto un modo per dare una forma un po' più organizzata a qualcosa che potrebbe essere discusso senza limiti ;) Links to this post: |
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