The community is sick and the community is blind, yeah.

Filosofie di vita estremiste, comunicazione, geek powah, società, deliri mentali & tiramisù. [Aggiornato random, tempo libero permettendo]
 

Friday, March 16, 2007

Leader d'opinione contraria?

La teoria comunicativa definita “Two Step Flow of Communication”, si basa sulla diffusione delle idee, attraverso l’aiuto di specifici Opinion Leader. Questi individui influenti, riescono a suggestionare il resto del pubblico, grazie alla loro importanza o affidabilità. Analizzata da Paul Lazarsfeld nel 1948, con il marketing virale la “Two Step Flow” ha recuperato un enorme importanza. L’argomento può essere approfondito meglio, informandosi sulle strategie di word of mouth, analizzando la curva di Geoff Moore con i suoi Innovatori (nel libro “Crossing The Chasm”) e in chissà quanti altri libri a riguardo. I brand cercano di influenzare il pubblico, in modo da convincerlo a seguire i loro valori. Un metodo efficace è quindi quello di promuovere determinati leader d’opinione, abbinandoli ai “prodotti” dell’azienda. L’individuo suggestionabile a quel determinato modello di vita, tenderà ad assorbirne lo stile e quindi a consumare gli stessi “prodotti”. Fino a qui tutto chiaro. Il marketing sociale tenta di indurre le persone a specifici comportamenti desiderati. Il mio interesse punta però dalla parte opposta. Quale sarebbe l’effetto del creare un opinion leader, con valori opposti a quelli che vogliamo ottenere? Non ha senso? Provo a spiegarmi: le neo tribù si creano attorno all’idea di appartenenza e quindi di uguaglianza ad un determinato modello. Il concetto di “uguaglianza” implica per forza di cose una “disuguaglianza”: tutti quei valori non inerenti al gruppo. È certo possibile, che idee non compatibili con una determinata tribù, siano invece elementi di unione per altri individui. Esempio concreto: una borsa “alla moda”, esibita con orgoglio dalle ragazze più “trendy”, sarà evitata assolutamente dalle giovani più “alternative”, che non vorranno rischiare di mischiare i propri valori (prodotti), con quelli di un’altra tribù da loro disprezzata. La propaganda che ha indotto quel tipo di borsa alle ragazze “trendy”, ha stimolato parallelamente un secondo effetto: quello contrario, nel gruppo “alternativo”. Invogliare i consumatori a seguire gli ideali dell’azienda, risulta spesso difficile: non sarebbe forse più semplice mostrare un modello negativo? L’individuo medio, ha più consapevolezza su ciò che NON VUOLE essere, ma poca coscienza riguardo a ciò che desidera divenire. I suoi gusti e modelli cambiano col tempo, ma sempre nei limiti dei valori che non vorrà mai assorbire; una ragazza “trendy” difficilmente vorrà mai essere considerata “alternativa” e viceversa. Un ragazzo “ricco” non vorrà assorbire prodotti considerati per ragazzi “poveri”. Guiderà una “mini” e non una “panda”. Esistono infiniti modelli contrari a quelli desiderabili. Ovviamente i prodotti sono realizzati e studiati per un target preciso: la vecchia “panda” non è certo concepita per essere venduta a giovani benestanti. Questi rimangono puri casi esemplificativi, concreti e quindi inutili. La proposta è puramente astratta e nonsense. La teoria del “Leader d’opinione contraria” si può sviluppare forse come attacco diretto alla concorrenza; inserendo abilmente il prodotto avversario, all’interno di un modello contrario a quello mostrato dalla sua promozione. Esempio concreto nonsense: la “mini” viene presentata come macchina per ragazzi giovani, benestanti e trendy. Un’agenzia concorrente, davvero cattiva, potrebbe riuscire a diffondere un’immagine differente, associando la “mini” a gruppi di anziani maniaci, che la usano per importunare giovani ragazzine. Il marketing è guerra no? Rimane il problema della generalità della risposta; ammettendo per assurdo che questa strategia nonsense funzionasse, ed i giovani trendy rifiutassero i valori “contrari” della “mini”, potrebbero scegliere un’altra auto qualsiasi, e non solamente la nostra. Tutto inutile? Molto probabile. Forse è sbagliato ragionare su singoli prodotti. Una teoria di “leader d’opinione contraria”, potrebbe funzionare su ideologie e valori molto generali. In questo caso sarebbero intere lobby di produttori, a sfruttare il negativo a loro vantaggio. “Solo i barboni, poveri, sporchi, squilibrati, ignoranti ed impotenti tengono i capelli lunghi!”: ecco che le lobby di parrucchieri possono festeggiare. Sarebbe necessario analizzare il target del prodotto, e sviluppare un modello contrario che influenzi l’opposto del proprio pubblico. Tutto questo non ha senso; quindi è molto affascinante. Non dobbiamo però rimanere limitati al brand marketing. Forse l’unico sfogo possibile per i “leaders d’opinione contraria” si trova nel puro Culture Jamming. Diffondere modelli negativi, per i prodotti da contestare. Semplice no?

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Thursday, March 01, 2007

Il non convenzionale è banale.

Il cosidetto Marketing Non Convenzionale (Guerrilla, Viral, Ambient, ecc.), si oppone a strategie pubblicitarie ormai divenute banali e sprofondate nella più insipida norma. Incuriosisce il consumatore, non pronto a difendersi da un marketing ancora sconosciuto; ma dopo anni di anticonvenzionale, possiamo ancora considerarlo originale? Quando i metodi “below the line”, diventano notizia, appaiono su riviste qualunquiste ed in servizi al telegiornale, sono spiegati e riportati “above the line”, non è forse sintomo della loro perdita di senso? L’alternativo desta interesse, se il destinatario ne è ignaro. La sorpresa funziona, fino a quando rimane nascosta. Non possiamo affermare che le tattiche di Guerrilla, sono il futuro della pubblicità; sono già il naturale presente. È stato superato il punto, in cui si passa dagli innovatori alla base di adattatori precoci. Presto sarà presentato a Milano il primo [???] master in marketing non convenzionale [grazie a NinjaMarketing.it]. Cosa c’è di più convenzionale, che il “non convenzionale” istituzionalizzato? La cosa mi interessa, più per motivi di potenzialità in contatti lavorativi, che per apprendere qualcosa di ormai conosciuto. È giusto che le aziende e le stesse agenzie, finalmente comincino ad adattarsi ai tempi, e scoprire nel virale, il nuovo campo in cui sfruttare le risorse. Inutile spiegare per l’ennesima volta, come ormai le tradizionali campagne pubblicitarie, stiano perdendo il giusto equilibrio, dell’efficacia in relazione al loro costo. È già noto. È già contemporaneo. Stiamo solo cominciando la scalata, verso il picco della curva di Geoff Moore. Tempismo perfetto! Se va tutto bene, entro l’anno dovrei riuscire a laurearmi, cosa potrei volere di meglio, se non un mercato alla ricerca di nuovi ideatori non convenzionali? Nooo, troppo semplice! È facile mettersi all’opera, in una situazione già aperta e dalla riprovata efficacia. I nuovi cre.art.ivi del marketing, dovrebbero cominciare da SUBITO, a ideare il nuovo “non convenzionale”. Quale sarà lo sviluppo della società contemporanea? Con quali metodi saranno più influenzabili le generazioni neo post MTV generation? Guerrilla, Viral, neo tribalismo, sono concetti adatti e perfettamente funzionali: adesso, ora, in questo momento. Troppo facile! Troppo facile sfruttare il presente! Non è forse ora di cominciare a pensare al futuro? Tutto ciò che è di tendenza oggi nel mercato pubblicitario, sarà vecchio, banale, tradizionale. Gli Art Director più cool, più alla moda, più famosi, più trendy, più tutto, presenteranno progetti milionari, per campagne virali di guerrilla ambientale. Cosi original! Cosi alternative! Così conformiste da non avere più nessun senso. Si tornerà alla stessa identica situazione del mercato odierno. Sono sicuro, o meglio spero, che da qualche parte, un gruppo di creativi più creativi del sottoscritto, stiano già teorizzando strane e complesse strategie, per influenzare i consumatori di domani. Che faccio, cerco su Google? Seguo il flusso di coscienza, per immaginare semplicemente, alcuni modelli utopici e non-sense. Grazie al marketing virale, il pubblico ha trovato nuova forza nel sistema propagandistico. È diventato il mezzo stesso di comunicazione pubblicitaria, decide se condividere o meno il messaggio. Stabilisce il successo o il fallimento di un brand. Allo stesso tempo, le nuove generazioni sono sempre più legate al consumo, come vero e proprio stimolo emotivo e sociale. In questa evoluzione, le aziende non dovranno perdere tempo nella promozione. Gli stessi utenti, mossi dal bisogno di possedere beni economici, si impegneranno a pubblicizzare la loro capacità di acquisto. I produttori non dovranno cercare un target a cui vendere, ma sarà il singolo utente a cercare di richiamare la loro attenzione. Le aziende, raggiunte da innumerevoli richieste, sceglieranno i consumatori che più soddisfano le loro capacità produttive. Le agenzie creative, saranno quindi al servizio dei clienti, non più delle industrie. Il paradigma del mercato si ribalta; le nuove strategie dovranno attirare l’attenzione degli imprenditori e dei brand. Questa è la teoria attiva. Al contrario, possiamo immaginare una crescita esponenziale della passività del mercato. Una teoria passiva! La promozione, cosi come la conosciamo oggi, scomparirà del tutto. Sarà inutile fare pubblicità, per convincere all’acquisto nuovi clienti. I destinatari perderanno la volontà stessa della scelta, di un bene rispetto ad un altro. Consumeranno per pura abitudine ed imitazione di modelli di vita. I creativi, escogiteranno metodi, per inserire il prodotto direttamente nelle abitudini quotidiane del destinatario. Senza che lui se ne accorga. Una bella mattina, troverà sul tavolo una nuova scatola di cereali. Continuerà a trovarla ogni giorno, fino ad inglobarla nelle sue pratiche di routine. Il prodotto inserito, entrerà a far parte della sua lista della spesa, per inerzia. Allo stesso modo, si venderanno modelli di vita, a seconda della personalità che l’utente vorrà emettere. Questi “modelli di vita” saranno abilmente sponsorizzati e conterranno prodotti scelti per massimizzare l’effetto voluto. Il consumatore, non dovrà fare altro che seguire l’esempio e ricevere direttamente le istruzioni, su cosa comprare per essere. Compro, quindi sono, no? Per il seguito, dovrete aspettare il completamento della mia tesi di laurea. Banale!

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