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Friday, April 20, 2007 Sensibilizzazione non convenzionaleDa alcune settimane, il comune di Como ha diffuso l’ennesima campagna televisiva di sensibilizzazione sociale. Un commovente spot televisivo, in cui persone cattive ed incivili sporcano in ogni modo la città del lago. Scritte sui muri, carte per terra, panchine distrutte, sigarette scaricate dalle macchine. Poi arriva lei. La salvatrice. La buona conoscenza di tutto il popolo comense. Una piccola, ma saggia, bambina. Raccoglie una cartaccia dalla strada. La butta nel cestino dei rifiuti. La città tornerà a splendere! Segue il toccante annuncio della spesa pubblica annuale, per i costi di pulizia. Sono sicuro che questo sarà l’ultimo anno in cui i cittadini dovranno preoccuparsi di questo tipo d’inciviltà. Grazie all’efficace pubblicità progresso, ogni spettatore rimarrà impressionato e coinvolto, cambiando il proprio atteggiamento nei confronti dello sporco e di chi sporca. Non è forse cosi? Certamente tutti i precedenti tentativi simili sono stati efficaci! Altrimenti perché spendere altri soldi, in simili pubblicità? Devono pur servire a qualcosa, altrimenti perché continuare ossessivamente a produrle? Sicuramente gli ideatori di tale meraviglia, saranno pienamente soddisfatti ed anche un po’ orgogliosi della loro trovata. Da domani, Como sarà una città PULITA! Gli spettatori non potranno fare a meno di ascoltare il messaggio creativo ed obbedire al rispetto. Wow! I muri vengono ripuliti e dopo qualche giorno sono di nuovo pieni di scritte. I cestini sembrano invisibili e la spazzatura è abbandonata dove capita. Nooooo! Forse questi incivili non hanno una televisione! Probabilmente non hanno potuto vedere il nostro spot e per questo continuano a sporcare! Forse non comprano i giornali! Sono le uniche spiegazioni possibili. E se vivessimo in un mondo senza senso? Ecco qualche idea nonsense di sensibilizzazione sociale: ![]() Problema 1 – Scritte sui muri: prima di tutto, bisognerebbe separare la questione fra scritte inutili (la vera inciviltà) e street art. Non è una novità che, in alcuni comuni, siano rilasciati permessi agli artisti, per dipingere zone cittadine semi-abbandonate o decisamente grigie. È già una buona idea. Aprire interi quartieri, rendendoli delle vere e proprie gallerie d’arte di strada. È importante lasciare piena libertà d’espressione nella zona. Troppe regole e limiti, allontanerebbero gli artisti. L’iniziativa non dovrebbe essere istituzionalizzata / ufficializzata, ma suggerita in modo subdolo: nelle zone delimitate, muri tinta unita, libertà a qualsiasi intervento, evitare video sorveglianza, collocare strutture stile skate-park. I muri si coloreranno nel tempo. Il resto dei muri, viene semplicemente imbrattato da studenti senza il minimo senso artistico. Hanno solo voglia di comunicare la loro presenza agli altri membri della propria tribù. In questo caso, è possibile installare nelle zone più colpite, delle strutture simili a lavagne, con pannelli bianchi rimovibili. Non dare spiegazione alcuna. Potrebbero sembrare costruzioni per cartelloni pubblicitari. Dopo la prima settimana, se non sono già comparse scritte sui pannelli, provvedere ad inserire frasi e disegni fra i più conformi. “bigiata del 7 aprile. Manu e Miky!” “io e te, 3 metri sopra il cielo - Max” “ALE TVTTTV!” e così via. A breve, il resto dei giovani seguirà l’esempio, spostando il proprio bisogno di scrivere, in questi riquadri. Quando i pannelli saranno completi, cambiarli e se possibile mantenere quelli usati in una sorta di galleria espositiva. I ragazzi vogliono che le proprie frasi siano eterne. Un po’ esperimento sociale: comunicano davvero qualcosa tutte queste scritte sui muri? Ovviamente, per indirizzare lo spostamento degli incivili verso i pannelli nonsense, sarebbe opportuno inserire una paura virale all’interno del target. Un gruppo di addetti in borghese, dalla vista acuta, seduti nelle zone a rischio, frequentate dai giovani. Appena avvistato un individuo che sta scrivendo sulla proprietà pubblica, avvicinarlo e possibilmente “arrestarlo”, portarlo nel centro più vicino per segnalazione e multa. Tutto questo facendosi notare il più possibile. Per le prime volte, sarebbe perfetto organizzare questi drammi in stile scena teatrale, ovviamente mascherata da realtà. Gli incaricati alla pulizia, arresteranno rumorosamente gli incaricati al finto vandalismo. Nei momenti e nelle ore più disparate. Le tribù di giovani assisteranno alla scena e via col passaparola. La paura di trovarsi di fianco un addetto alla pulizia, aiuterà ad arginare la voglia di scarabocchiare. ![]() Problema 2 – spazzatura fuori dai cestini: mai capitato di giocare con una lattina, calciandola per strada? Chi è riuscito a fare canestro nel cestino, con la pallina di carta appena stracciata? Ecco un perfetto esempio di soluzione nonsense: installare una serie di contenitori dei rifiuti, a forma di piccole porte da calcio, canestri da basket e bersagli con punteggio. Chi non verrà tentato di fare gol? Chi non sfiderà gli amici ad un tiro da 3 punti? Stimolare al gioco, non all’ordine. Il tutto in modo pulito. È solo un marginale incentivo, ma qualcuno non aveva scritto sui grandi effetti dei piccoli cambiamenti? ![]() Problema 3 – sigarette dove capita: uff.. qui la cosa si fa complessa! Fumare è un esperienza mobile e personale; credo sarebbe difficile arrivare ad una soluzione esterna e fissa. È forse possibile risolvere il problema direttamente alla base? Solitamente, sono buttati per strada i filtri delle sigarette; perché allora non rendere il filtro unico e rimovibile? Un solo filtro per pacchetto, componibile con tutte le parti “tabaccose”. In questo modo, finito di fumare non si butta niente, si conserva per la prossima aspirazione. In caso di sigaretta a metà, bisognerebbe trovare un modo per poterla spegnere e conservare per dopo. Dovrei parlarne con le lobby del tabacco.. Problema 4 – vandalismi vari: bho, ci devo pensare. Avrebbero un qualche risultato queste tattiche insensate? Forse. Di certo mi sembrano più interessanti e potenziali, piuttosto che proseguire a spendere soldi e tempo in campagne sociali dalla dimostrata inconcludenza. Quindi perché non provare a cambiare? Labels: guerrilla, marketing non convenzionale, nonsense, pubblicità progresso, sensibilizzazione sociale, street art, viral marketing |
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